L’arte che cura. La prescrizione sociale per la salute mentale

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RIFLESSIONI E CONSIDERAZIONI

Il CCW – Cultural Welfare Center, centro di competenza e ricerca che promuove lo sviluppo delle relazioni tra cultura e salute e l’integrazione delle attività artistiche nei sistemi di welfare, ha censito quest’anno per la prima volta le realtà attive nel settore in Italia: sono 918 le organizzazioni operanti sul territorio nazionale nell’ambito della cosiddetta “prescrizione sociale”, una pratica già in uso in diversi Paesi europei ed extraeuropei, in particolare nel Regno Unito, dove a livello locale è una realtà ormai ben consolidata.

Il 26 marzo 2026, in occasione del Social Prescribing Day, il Gruppo nazionale sulla prescrizione sociale coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha organizzato un workshop durante il quale le esperienze presentate – musei come spazi di benessere, promozione della lettura precoce, interventi rivolti ai giovani NEET (non occupati e non coinvolti in percorsi di istruzione o di formazione) – hanno evidenziato come tali percorsi siano efficaci quanto più nei territori offerta culturale, sociale e sanitaria si dimostrino in grado di dialogare tra loro.

La ricerca scientifica internazionale ha dimostrato gli effetti significativi della prescrizione sociale sulla salute mentale, i legami sociali e la riduzione degli accessi impropri ai servizi sanitari; ma come in tanti altri settori, in Italia l’offerta è disomogenea e mancano valutazioni strutturate sugli esiti.

Dal workshop è però emerso come il nostro Paese disponga oggi di un’infrastruttura che si prefigura come ideale per implementare e valutare percorsi di tal genere: le Case della Comunità, pensate per un modello multiprofessionale, integrato e orientato alla prossimità. Il DM 77/2022, è stato sottolineato, offre un quadro di riferimento in cui la prescrizione sociale può essere inserita nei percorsi abituali di prevenzione e cura. Ciò richiede però un “mandato esplicito”, che consenta di passare dalla logica di progetto alla logica di sistema.

Nel maggio 2022 l’OMS aveva pubblicato un documento apposito: “A toolkit on how to implement social prescribing”, che è ora disponibile nella traduzione italiana, con l’obiettivo di fornire a organizzazioni, decisori e singoli professionisti sanitari una guida pratica per l’attuazione di un programma di prescrizione sociale da offrire agli utenti dei servizi sanitari.

Secondo quanto descritto nel documento, “un percorso classico di prescrizione sociale prevede che il professionista sanitario delle cure primarie, accertata la necessità del proprio paziente di avvalersi di questo approccio, lo indirizzi a un operatore di collegamento (link worker) fra il servizio sanitario e i servizi presenti nella comunità. L’operatore di collegamento (un professionista dei servizi sociali, del terzo settore o una figura coinvolta ad hoc) lavora con il paziente per sviluppare un piano di ben-essere personalizzato e appropriato ai suoi bisogni e lo invia a uno specifico servizio della comunità per partecipare ad attività individuali o di gruppo, dall’attività fisica alle attività artistiche, occupazionali o di volontariato”. 

I punti di forza della prescrizione sociale sono principalmente due: mettere al centro la persona e i suoi bisogni, concentrandosi sulle competenze e le potenzialità; e fornire un collegamento a servizi che, nella maggior parte dei casi, sono già disponibili nelle comunità locali, quindi in grado di generare un impatto significativo a un costo relativamente basso.

La prescrizione sociale può giovare a chiunque, ma è ovvio che le persone più fragili sono quelle che possono trarne maggiori benefici. In particolare: persone con patologie croniche, persone sole o socialmente isolate, persone ad alto rischio di disturbi mentali, o persone vulnerabili a causa dell’età o della condizione economica.

Come detto, nel nostro Paese sono stati avviati numerosi percorsi pilota di programmi di prescrizione sociale, e diversi risultano i progetti italiani riconosciuti a livello europeo, come la rete di MTA – Musei Toscana per l’Alzheimer, il progetto nazionale “Nati per Leggere”, il programma nazionale Dance Well per le persone con il Parkinson, la rete “Archivi e salute” che ha avviato una sperimentazione di prescrizione sociale creativa per anziani con demenza e Alzheimer. Uno spettro estremamente ampio che abbraccia tutto l’arco della vita, e che può essere declinato nelle forme più varie.

Un ultimo esempio? Il progetto “Bibliofonie”, organizzato dal Dipartimento di Salute Mentale dell’ASL Città di Torino in collaborazione con le Biblioteche Civiche Torinesi e la Cooperativa La Rondine. La lettura ad alta voce – di testi, poesie e canzoni – diventa una vera e propria pratica riabilitativa, in grado di stimolare la partecipazione, la risocializzazione e il benessere psicofisico.

Le mille vie della promozione del ben-essere nelle condizioni più disparate di disagio e difficoltà.


Alberto Arnaudo