La Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (SINPIA) all’inizio dell’estate ha rinnovato l’invito alle famiglie a non stravolgere gli orari del sonno nei bambini e negli adolescenti durante le vacanze, limitare l’uso degli schermi la sera e favorire attività all’aria aperta (1).
Un sonno adeguato, sia per quantità sia per qualità, è indispensabile per il corretto sviluppo del cervello, per la memoria, l’apprendimento, la regolazione delle emozioni, il funzionamento del sistema immunitario e il benessere psicofisico.
“Anticipare o ritardare l’orario di addormentamento di diverse ore, notte dopo notte” ha spiegato Elisa Fazzi, presidente nazionale della SINPIA e membro corrispondente straniero dell’Accademia Francese di Medicina, “altera l’orologio biologico e rende più difficile il ritorno alla routine scolastica, con ripercussioni sul benessere e sull’apprendimento dei più giovani.”
Naturalmente, vacanze o non vacanze, uno dei principali nemici del sonno sono gli schermi digitali. Il consiglio è di interrompere l’utilizzo dei dispositivi elettronici almeno un’ora prima di andare a letto e di evitare la presenza di smartphone e tablet nelle camere durante la notte.
Secondo la SINPIA, i bambini in età scolare dovrebbero dormire tra le 9 e le 12 ore ogni notte; gli adolescenti dovrebbero riposare tra le 8 e le 10 ore.
Dormire male ha un impatto sul cervello che si differenzia per età. È quanto emerge da uno studio coordinato dalla Binghamton University, State University of New York, pubblicato sulla rivista Neurobiology of Aging. Analizzando la connettività funzionale cerebrale a riposo di due gruppi indipendenti di partecipanti, per un totale di 1.339 persone, è stata valutata la qualità soggettiva del sonno attraverso il Pittsburgh Sleep Quality Index (PSQI).
Secondo i risultati dello studio, nei giovani adulti con una cattiva qualità del sonno il cervello rimane in uno stato di eccessiva attivazione fisiologica e cognitiva che rende più difficile addormentarsi e mantenere un sonno continuo; in pratica, il cervello continua a comportarsi come se il corpo non fosse ancora pronto per il riposo. E ciò comporta fra le altre cose un enorme (e inutile) dispendio di energie, che va poi a scapito delle prestazioni diurne.
Negli adulti più anziani la stessa rete cerebrale mostra invece una riduzione della connettività, suggerendo che i disturbi del sonno non siano più spiegati principalmente dall’iperattivazione, ma possano dipendere da alterazioni dei sistemi che regolano il ritmo sonno-veglia, i meccanismi omeostatici e i processi neurobiologici dell’invecchiamento. Nelle donne anziane poi, si verificano alterazioni associate a prestazioni peggiori nei test di memoria episodica, con un pattern di malfunzionamento che ricorda quello descritto nelle fasi precliniche della malattia di Alzheimer. Lo studio non dimostra che la scarsa qualità del sonno provochi la malattia di Alzheimer né che le alterazioni della connettività cerebrale rappresentino necessariamente l’inizio di un processo neurodegenerativo. Ma certo proteggere il sonno significa proteggere la salute del cervello. E questo fa bene non solo a figli e nipoti, ma anche a genitori e nonni!
Alberto Arnaudo