A proposito di… sharenting

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

SAVE THE CHILDREN – GENERAZIONI CONNESSE

Accade spesso che genitori, parenti e amici diffondano tramite i social media immagini riguardanti i minori (foto, video, ecografie, storie). Ebbene, con tale gesto, apparente innocuo e privo di conseguenze, si perde di fatto il controllo sulla divulgazione di quelle informazioni che si sedimentano nella rete e diventano parte dell’identità digitale di ragazzi e ragazze.

Tra i rischi connessi a questo crescente fenomeno, definito “sharenting” (neologismo frutto della combinazione di due parole inglesi “share” – condividere – e “parenting” – genitorialità–), vi sono:

– significative ripercussioni piscologiche sul benessere dei bambini, soprattutto – ma non solo – quando questi cominceranno a navigare autonomamente e dovranno fare i conti con l’essere (o l’essere stati) continuamente esposti pubblicamente (ad esempio al giudizio degli altri) o dal ritrovare un’identità digitale costituita anche da immagini molto intime su cui non hanno effettuato scelte o consensi;

– la diffusione di contenuti utili ad alimentare la produzione di materiali pedopornografici: foto o video innocenti ma intimi possono essere condivisi da chiunque e possono essere scaricati e collocati in altri ambienti online per altri scopi. Inoltre, con l’ausilio di semplici programmi di photo editing accessibili a chiunque, le immagini possono essere  “manipolate” e trasformate, appunto, in materiale pedopornografico;

– la divulgazione di dati sensibili di minori inerenti, ad esempio, alle passioni sportive, al tipo di scuola frequentata o alle abitudini quotidiane, oppure vacanziere, offrono informazioni utili a chi vuole adescare un minore, sia online sia offline. Per l’adescatore, infatti, il processo di avvicinamento diventa più facile.


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