In Italia, scrive Elena Inversetti in un recente articolo che segnaliamo, l’azzardo incide per un 20% in più nei casi di suicidio dei giovani. Inoltre, se nei quattro anni successivi a un tentato suicidio si continua a giocare, il rischio di ripetere il gesto aumenta di ben quattro volte, arrivando all’80%.
Uno studio condotto sui dati sanitari dell’area metropolitana di Bologna ha inoltre mostrato che le persone con diagnosi di disturbo da gioco d’azzardo presentano tassi di accesso al pronto soccorso per tentativi di suicidio più elevati rispetto alla popolazione generale. Si tratta, tuttavia, di uno dei rarissimi studi scientifici sulla correlazione tra azzardo e suicidio nel nostro Paese.
Su questi temi, la giornalista, ha intervistato la Presidente della Fondazione Varenna Fulvia Prever la quale, tra l’altro, ha dichiarato:
«Chi azzarda in modo patologico spesso usa il “gioco” come strumento di coping, ossia come una strategia per sopportare le fatiche e i dolori della vita, oltre che stati d’ansia o di depressione, in particolare nella popolazione femminile che risulta anche quella più a rischio per gli aspetti autolesivi»…
«Poi però arriva il momento in cui l’azzardo non riesce più a contenere il disagio e diventa un sistema nocivo che può portare a pensieri suicidari che, se non intercettati in tempo, possono trasformarsi in atto».
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