Ritenendo il tema delicato e di particolare interesse riportiamo, di seguito, due stralci di articoli particolarmente significativi e il comunicato dell’Associazione Italiana dei Magistrati per i Minorenni e per la Famiglia (A.I.M.M.F.), al fine di fornire un quadro più veritiero e corrispondete alla realtà.
Il decreto del TM di L’Aquila del 5 marzo 2026 è molto più di una decisione. È un manifesto antropologico su cosa significhi proteggere l’infanzia nell’epoca dell’iper-genitorialità.
La famiglia incarna un paradosso contemporaneo: genitori che amano così intensamente i figli da soffocarli, che li proteggono così radicalmente da privarli di futuro.
Il Tribunale non condanna questo amore. Ma stabilisce un principio incrollabile: i minori non sono proprietà genitoriale, sono persone in formazione, titolari di diritti autonomi. E quando i diritti del bambino confliggono con le convinzioni dei genitori, la bilancia pende – deve pendere – verso i primi….
–> leggi l’intero articolo di Valeria Cianciolo, 9 marzo 2026, su ntplusdiritto.ilsole24.ore.com
È incredibile l’innalzamento dei toni attorno a questa vicenda, che non si riesce a correggere: è esattamente il contrario di quello di cui c’è bisogno, non solo per ragioni di riservatezza e prudenza – che pure dovrebbero essere ben presenti a tutti, quando si tratta di procedimenti che riguardano minori – ma perché è disturbante rispetto al processo stesso, che ha una consulenza tecnica di ufficio in corso…
Tenere i toni più bassi aiuterebbe tutti perché terrebbe aperti spazi di trasformazione. Ma l’impressione è che si voglia aver ragione a prescindere dal processo…
Sulla tutela minori stiamo tornando indietro di trent’anni.
–> leggi l’intero articolo di Sara De Carli, 10 marzo 2026, su Vita.
Non è facile coniugare correttamente il diritto di cronaca con il rispetto delle persone di età minore che sono al centro di queste vicende; di certo in questi casi è sempre richiesta un’informazione non emotiva, attenta alla correttezza dei contenuti, capace di misurare i toni.
Nel tentativo di fornire un contributo in questa direzione, vogliamo esprimere alcune considerazioni…
Si è detto che i bambini non sono dello Stato. Certamente vero, ma in questa formulazione prima della risposta è sbagliata la domanda. ”Di chi sono ?” si chiede per i beni quando si tratta di un diritto di proprietà, non per le persone che sono titolari autonomi di diritti. E’ questa la prospettiva della Costituzione che all’art. 2 afferma il riconoscimento dei diritti inviolabili dell’uomo e all’art. 30 richiama il diritto ed il dovere dei genitori “di mantenere, istruire ed educare i figli” e richiede allo stato di intervenire “nei casi di incapacità dei genitori”.
Il fondamento ed il limite dell’azione dei Tribunali per i minorenni è espresso proprio nel secondo comma dell’art. 30 Cost.
Il Tribunale ha indicato quali erano i diritti per cui si è reso necessario l’intervento giudiziale: il diritto alla vita di relazione (art.2 Cost.), alla salute (art. 32) e all’istruzione (art. 34 Cost.)…
Davanti al Tribunale per i minorenni de L’Aquila si sta svolgendo un procedimento civile per la verifica dell’esercizio della responsabilità dei genitori. Anche in questo caso il linguaggio è decisivo e segna le differenze: non più “potestà genitoriale”, come spesso si sente ripetere, e tanto meno “patria potestà”, ma “responsabilità genitoriale”.
Il mutamento del linguaggio indica proprio il cambiamento di prospettiva: i genitori non possono esercitare sui figli un potere insindacabile, le loro scelte devono essere ispirate al rispetto dei diritti dei figli. Per queste ragioni e in proporzione a questi limiti il Tribunale è intervenuto sulla responsabilità genitoriale…
–> leggi l’intero comunicato AIMMF, 9 marzo 2026, cliccando qui.