A proposito di… violenza di massa e funzionamento mentale negli adolescenti

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

SEGNALAZIONE DI STUDI E RICERCHE

(Foto di Gerd Altmann da Pixabay)

Da molti anni si tenta di capire il modo migliore per prevenire la violenza di massa, o perlomeno di gruppo, attraverso l’intercettazione e l’individuazione tempestiva di segni e di sintomi. In particolare, l’attenzione dei ricercatori è rivolta agli adolescenti, non solo perché essi tendenzialmente prediligono vivere in una dimensione gruppale, ma anche perché essi attraversano, in questa fase della loro vita, un periodo critico e di profonda trasformazione esistenziale.

A parere di alcuni Autori, le difficoltà maggiori di tale indagine risiedono nella natura retrospettiva di tale analisi e nella mancanza di dati psichiatrici affidabili. Ad ogni modo, la ricerca psichiatrica ha iniziato a utilizzare un approccio dimensionale allo studio di tale fenomeno, andando ad aggregare, in estrema sintesi, i sintomi riscontrati in tre “domini” psicopatologici: interiorizzazione, esternalizzazione ed esperienza psicotica.

Questo tipo di approccio, affermano gli Autori di un recente studio (J. Knoll, P. Dietz, Mass Violence and the Complex Spectrum of Mental Illness and Mental Functioning, in JAMA Psychiatry, 80(2), 2023, pp. 186-188) può aiutare a chiarire i dubbi sul tasso di disturbi mentali gravi negli autori di violenza di massa, o perlomeno di gruppo, oltre a rivelare le dimensioni più comuni del funzionamento mentale associato agli autori di tali gesti.

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