Bambini in fuga tra guerre, calamità, povertà e pandemia

COMITATO ITALIANO PER L’UNICEF, 2022

(Credit to pixabay.com)

I bambini in fuga sono moltissimi: circa 36,5 milioni, secondo alcune stime. Alcuni sono costretti ad abbandonare la propria casa a causa di guerre o calamità provocate dai cambiamenti climatici. Altri hanno lasciato la propria terra e i loro cari a causa di povertà e mancanza di opportunità, nella speranza di trovare una vita migliore. Troppi, affrontano pericoli, privazioni e discriminazioni lungo il loro viaggio, o restano vittime di reati solo perché migranti.

Violenza, abusi, sfruttamento e discriminazioni sono solo alcuni di questi pericoli. Essi, infatti, restano senza un’educazione appropriata e cure mediche idonee e spesso non si sentono accettati nelle comunità di arrivo: per loro può essere molto difficile imparare una nuova lingua ed integrarsi in una nuova cultura. E queste difficoltà producono effetti fisici e psicologici a lungo termine, condizionando non poco il loro sviluppo e il loro vivere sociale.

Inoltre, su di essi, la pandemia da COVID-19 ha inciso significativamente, anche per le condizioni in cui vivono: strutture abitative spesso fatiscenti, con accesso limitato all’acqua pulita, ai servizi igienico-sanitari, in luoghi sovraffollati senza un minimo di distanziamento di sicurezza tra le persone.

Marginalità ed esclusione, che produrranno – secondo l’UNICEF – conseguenze sulla coesione sociale e sulla stabilità socioeconomica di molti Paesi che favoriscono, al contempo, crescenti atteggiamenti di xenofobia e di discriminazione i quali, a loro volta, generano criminalità.

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