Ritorna il corsivo nelle scuole…

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RIFLESSIONI E CONSIDERAZIONI

Tra le notizie che arrivano dagli Stati Uniti, una in particolare merita attenzione al di là del clamore mediatico quotidiano: il ritorno della scrittura corsiva a partire dalle Elementary School.

Per gli addetti ai lavori e le famiglie degli alunni rappresenta pur sempre un’inversione di tendenza per certi aspetti sorprendente visto che dai sistemi scolastici a matrice linguistica anglosassone era partita la lunga stagione delle tecnologie applicate alla didattica.

A cominciare dal New Jersey e dalla Pennsylvania l’onda lunga del ripensamento si è estesa finora a 27 Stati della Confederazione e promette di non fermarsi qui, nella patria della Silicon Valley.

In Europa avevamo già rubricato la retromarcia della Finlandia che dopo aver abolito nel 2016 l’uso del corsivo (residuando il solo stampatello) e l’introduzione generalizzata di tablet, computer e smartphone nell’apprendimento della letto-scrittura è ritornata alle metodologie tradizionali, visti gli scadenti risultati ottenuti dalle tecnologie pervasive: al termine del primo ciclo di istruzione si era infatti appurato che gli alunni non erano in grado di mettere la propria firma sotto un elaborato né di scrivere con carta e matita la lista della spesa.
Troppo affidamento ad hardware e software produceva una sorta di dipendenza totale dalle dotazioni digitali in uso, banalmente messe in crisi dal consumo di una batteria o dalla mancanza di energia elettrica. Il coordinamento oculo-manuale andava inoltre scemando e riducendo le abilità pratiche al solo premere dei tasti: qualcosa di ripetitivo e atrofizzante, il keyboarding favoriva il coding, abituava all’applicazione di algoritmi, introduceva alle applicazioni dell’I.A. ma riduceva gli spazi vitali della creatività, spostando l’attenzione verso il mondo virtuale senza favorire la connessione con il mondo reale. 

Soprattutto le prove di verifica al termine della scuola primaria accertavano un azzeramento della manualità correlata all’uso del pensiero poiché lo scorrere della penna su un foglio era sostituito dalla digito pressione della tastiera. In un mondo globalizzato ciò che accade in un angolo del pianeta si riscontra altrove: le scuole americane sono arrivate successivamente a queste conclusioni in modo sovrapponibile alle deduzioni dei pionieri dell’elettronica e il ritorno alla scrittura manuale sta prendendo la sua rivincita.

Si può affermare che le metodologie tradizionali sono rimaste sottotraccia per alcuni anni nei sistemi scolastici che hanno vissuto la stagione dell’introduzione massiva e totalizzante delle tecnologie ma ora stanno lentamente riappropriandosi del diritto di cittadinanza nel ritorno alla manualità attraverso il ripristino della scrittura in corsivo.

Ci si è accorti che a lungo andare gli alunni dipendendo totalmente degli strumenti elettronici perdevano appunto quella creatività espressiva – lungamente preconizzata dalla cultura tramandata – che inizia con una calligrafia personale e porta tutto sommato a modelli comunicativi più semplici e più efficaci: soprattutto più personali e liberi.

Proprio negli USA i paladini delle neuroscienze con i loro studi hanno dimostrato come il corsivo stimoli la sinergia tra i due emisferi cerebrali, perfezioni la motricità fine (la capacità di coordinazione dei piccoli muscoli di dita, mani e polsi) e migliori la capacità di memorizzazione a lungo termine. In modo molto più incisivo rispetto all’uso di un device elettronico.

Ricordando la celebre tassonomia di Benjamin Bloom (conoscenza-comprensione-applicazione-analisi-sintesi e valutazione) senza contare la programmazione curricolare a partire delle teorie di Jerome Bruner o l’enfasi sul problem solving come traguardo formativo nella costruzione del pensiero critico, si sta materializzando una riscoperta delle metodologie e della didattica tradizionale più affine al perseguimento di risultati tangibili in tema di abilità pratiche, a partire dal saper leggere, scrivere e far di conto. Ciò che sembrava esaustivo e surrogatorio, addirittura sostitutivo come l’uso di strumenti digitali sta rivelando invece quanto sia importante e decisivo consolidare apprendimenti che favoriscano la connessione tra mente-pensiero e manualità-capacità esecutive nella stesura di un testo, addirittura insieme al corsivo si sta consolidando l’attitudine ad una bella e personale calligrafia, un segno distintivo di identità e personalità.

Senza contare che almeno a scuola si può offrire ai ragazzi-studenti l’opportunità di uno stacco rispetto allo smanettamento compulsivo delle tastiere che occupa gran parte delle loro giornate, a casa, nella messaggistica con gli amici e nel tempo libero: una vera e propria cura disintossicante, un metodo a valenza pedagogica ed educativa che introduce pause di disconnessione dagli schermi, impegnando i giovani utenti a regolare il proprio pensiero  rispetto ai ritmi intensivi e frenetici della cultura digitale, favorendo la riflessione e la rilettura di ciò che si scrive.

Si tratta di argomentazioni che ritroviamo intatte nelle “Indicazioni nazionali” che il Ministero dell’istruzione e del merito ha redatto in previsione dell’inizio del nuovo anno scolastico. Come sottolineato in più occasioni dallo stesso Ministro Valditara si tratta di contemperare ratio e traditio, innovazione e cultura consolidata con un approccio di metodo che prediliga l’et-et rispetto all’aut-aut, favorendo i processi di continuità rispetto alle drastiche soluzioni alternative, riscoprendo ad esempio il valore della lettura, l’importanza dei libri e la capacità espressiva nei componimenti scritti, che devono restare a fondamento del processo formativo pur essendo gradualmente affiancati dall’uso di tecnologie che favoriscano gli apprendimenti, senza cadere in una loro riduttiva facilitazione poiché la vera cultura implica motivazione, impegno e dedizione, immedesimazione nella costruzione di un sapere consapevole e lentamente interiorizzato

Francesco Provinciali