A proposito di… bambini dietro le sbarre

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RILFESSIONI E CONSIDERAZIONI

Al 31 maggio 2026 sono circa 30 i bambini negli istituti penitenziari italiani con le loro madri: il numero più alto dal 2020. Un anno fa erano 17, due mesi fa erano 26, secondo i dati del Ministero della Giustizia.

«È un peccato che i bambini debbano avere questa sofferenza. Ma ci sono delle leggi di civiltà che credo siano più forti delle leggi scritte. E penso che le cose buone fatte finora possano recuperare la loro forza», dice Lia Sacerdote, Presidente dell’Associazione Bambini senza sbarre.

Da una parte, nel 2026, avere ancora 30 bambini negli istituti di pena con le madri, «è una sconfitta», dice sempre Sacerdote, «ma dall’altra, per fortuna, i bambini stanno dentro per periodi brevi. Non mi voglio auto-consolare, ma oggettivamente la cultura degli operatori penitenziari con cui noi lavoriamo da 25 anni è cambiata, da dieci anni abbiamo il mandato di fare formazione alla polizia penitenziaria proprio sul tema dei bambini che entrano in carcere.

Purtroppo, il problema che si pone è questo: la polizia penitenziaria che accoglie i bambini non è stabile, cambia continuamente. «Occorre fare tanta formazione per poter arrivare a più persone possibili».

«I genitori ci chiedono se è il caso di portare i figli in carcere, noi diciamo di sì perché c’è l’attenzione, ci sono degli spazi di attesa. Era impensabile una volta, è un momento importante perché i bambini sono in ansia, preoccupati, sono in un luogo estraneo. E poi i bambini devono essere preparati, devono avere una consapevolezza, un luogo estraneo può essere per loro un posto spaventoso».


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